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 I Tarocchi del Capricorno

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MessaggioTitolo: I Tarocchi del Capricorno   I Tarocchi del Capricorno Icon_minitimeSab Nov 09, 2013 10:04 pm


Con il decimo segno si raggiunge la parte più alta del cerchio zodiacale prima di ritornare verso l’Ascendente. Dal punto di vista astronomico, parallelamente, il Sole raggiunge il suo punto più basso nel cielo con il Solstizio d’Inverno, e ricomincia a salire in una lenta, ma costante e quotidiana crescita di luce.
La peculiarità del momento astronomico si manifesta negli archetipi, e anche negli stereotipi, capricorniani e nei corrispondenti da Casa decima, che trovano più di una analogia nelle figure e nei simboli degli Arcani.
L’Eremita incarna il classico e vecchio saggio delle tradizioni anche popolari: un anziano si incammina curvo sul sentiero della rinuncia e della sapienza. Si appoggia ad un bastone ed illumina il proprio cammino con una lanterna. L’Eremita è un solitario: la sua scelta di vita è ispirata da Saturno, e quindi impone a se stesso limiti in ogni attività che potrebbe impedirgli la realizzazione suprema dei propri obiettivi.
Per questo, come capita spesso ai nativi del Capricorno, l’Eremita misura sempre le proprie parole. Egli conosce molte cose che ha appreso in lunghi anni di studi e di meditazioni; conosce l’arte della Grande Opera e, sapientemente, non desidera disperdere le proprie preziose energie.
La cura rivolta al proprio sé ed alla conoscenza acquisita è massima, così come l’attenzione verso le proprie azioni, sempre misurate, come si è detto. Per questo motivo, il saggio ripercorre il cammino che ha già compiuto alla ricerca di errori ed omissioni. L’Eremita sa molte cose, compreso il fatto che non è (ancora) un essere perfetto: il suo proposito è quello di apprendere anche dagli errori del passato; quindi finché avrà fiato e spirito cercherà di correggersi ripercorrendo anche le proprie orme, e rivolgendosi per questo verso sinistra.
La lanterna e la clessidra

La luce della sapienza lo illumina simbolicamente con la lanterna che tiene in alto. L’olio della lanterna era un tempo considerato un dono di Atena, prima di essere “traslato” insieme agli altri attributi di Saturno, nell’opera di riconversione maschilista del Pantheon mediterraneo avvenuta all’alba della storia. La luce che scaturisce da questa lanterna è dunque la luce della ragione, che serve all’analisi razionale ed alla successiva selettiva e saturniana logica.
La fiamma è sia il simbolo della conoscenza sia quello dello Spirito. In questo senso l’olio della lampada è l’emblema del nutrimento dello Spirito stesso, e corrisponde perciò anche all’introspezione, alla preghiera, alla conoscenza della interiorità personale.
In alcuni antichi mazzi di Tarocchi, la lanterna è sostituita da una clessidra, in altri l’orologio a sabbia è semplicemente aggiunto ai già numerosi simboli del IX Arcano Maggiore. Questa analogia simbolica è ben espressa e spiegata in chiave alchemica dal grande Fulcanelli nel suo importante saggio Le Dimore Filosofali (II volume):
“(…) se la lanterna illumina perché porta la luce, l’orologio appare come il dispensatore di questa luce, che non è ricevuta ad un tratto, ma poco a poco, progressivamente, nel corso degli anni e con l’aiuto del tempo. Esperienza, luce, verità sono dei sinonimi filosofici; ora, nulla, se non l’età, può permettere d’acquisire l’esperienza, la luce e la verità.”
Ecco perché il Tempo è il vero ed unico padrone della saggezza, e la suprema conoscenza filosofica si incarna simbolicamente, nonché nella tradizione iconografica, in un anziano Eremita dalla lunga barba fluente che si incammina con passo stanco e prudente.
Nel saturniano Tempo sono state trovate, si trovano e si troveranno tutte le cose latenti, come ammoniva Talete nei suoi filosofici elogi della prudenza.
Il silenzio del Maestro

Ciò che si è faticosamente appreso deve quindi essere custodito con cura e prudenza, e protetto da ogni dispersione, al limite nascosto agli occhi indiscreti, soprattutto nel silenzio. Il pesante mantello dell’Eremita simboleggia anche questo aspetto ermetico, volto a celare ai profani le verità iniziatiche. Nel guanto azzurro della mano con cui tiene il bastone c’è il simbolo di una profonda e cosciente spiritualità.
L’Eremita è un maestro severo, poco flessibile e talvolta poco trattabile: il diplomatico compromesso non è il suo forte, la morbidezza non gli appartiene. E’ così scarso il rapporto con gli altri e con il mondo, ed è così elevato il suo sapere, che la concentrazione lo porta a risparmiare parole ed azioni poco utili, conservando per scopi più alti il patrimonio di conoscenza, e soprattutto di esperienza, così duramente e faticosamente distillato e sublimato nella lunga sua esistenza terrena. Tuttavia può essere un grande maestro per chi saprà accettare il suo difficile insegnamento senza perdersi in contrapposizioni sterili o prettamente ideologiche con il suo carattere.
Le sue parole d’ordine sono discrezione e silenzio; anche per questo può apparire taciturno, freddo e scostante.
Le rughe sulla fronte sono i segni della saggezza acquisita nel tempo.
Bastone e serpente

La barba lunga lo fa somigliare ad un patriarca biblico, ed il bastone che impugna ricorda i prodigiosi legni di Mosé e di Aronne. In questo aspetto il bastone rappresenta anche il serpente, con tutte le implicazioni simboliche ed ermetiche racchiuse in questa figura. Nei Tarocchi di Marsiglia il serpente non appare in modo esplicito, ma in alcuni altri mazzi opportunamente lo è. Nei Tarocchi Aurei, per esempio, il bastone dell’Eremita è il sostegno di un grosso serpente che vi si avvolge a spirale, ricordando così il mitico terapeuta Asclepio, padre e patrono della medicina. Il serpente in questo caso assume, oltre al rammentato significato di conoscenza e sapienza, quello di guarigione, in una specifica similitudine etimologica fra veleno e farmaco.
Del resto il bastone ed il serpente sono associati anche nel mito del saggio indovino Tiresia, oltre che in altri episodi molto presenti nella nostra memoria collettiva.
A tale proposito si ricordi Esodo (VII, 10):
“Aronne gettò il bastone davanti al faraone e davanti ai suoi servi ed esso divenne un serpente.”
Saturno, l’antico “limite”, e Colui che divide

Nell’astrologia tradizionale i pianeti erano soltanto quelli visibili ad occhio nudo, e pertanto molti attributi simbolici di Urano, Nettuno e Plutone erano un tempo assegnati ai sette pianeti più “antichi”, fra i quali si annoveravano anche il Sole e la Luna. In questa ottica è strutturato lo schema analogico di corrispondenze astrologiche dei Tarocchi Aurei che più volte ho rammentato in queste pagine, e che vede il pianeta Saturno rappresentato dal Tarocco del Diavolo.
Al di là di tenebrose (e più plutoniane) caratteristiche, questo Tarocco è effettivamente espressione e raffigurazione di “colui che separa“, in contrapposizione, etimologica e non ideologica, con “colui che unisce“. Ecco che assume una particolare ed illuminante rilevanza il trittico che si forma nello schema dei Tarocchi Aurei e che vede incolonnati tre Arcani Maggiori: il Pontefice, la Ruota ed il Diavolo.
Se il Pontefice è etimologicamente un costruttore di ponti, egli è simbolicamente il tramite fisiologico che unisce le due sponde opposte del fiume, ovvero, per estensione allegorica, i due mondi: quello materiale e quello spirituale. L’antagonista è il Diavolo, padre della discordia e della separazione, generatore di impedimenti e di separazioni. Non è certamente casuale la comune radice indoeuropea “dis-” per gli odierni vocaboli Diavolo, discordia, disputa, disagio, disgrazia, e molti altri.
Ciò che è in mezzo, che si pone a dividere ed a differenziare, non deve però essere necessariamente interpretato negativamente, perché ciò non è un parametro simbolico assoluto. Sarebbe come voler dare una accezione negativa assoluta al fiume, che pure separa non solo materialmente le sue due opposte sponde.
Eppure è vero che, mentre il fiume rappresenta spesso un impedimento ed un ostacolo, il ponte ne è il non soltanto simbolico superamento.
È altresì ovvio però che una divisione assoluta che nettamente divida Tarocchi “positivi” da quelli “negativi” sarebbe assurda come voler giudicare eventi, situazioni e casi complessi e, per loro reale natura, sfuggenti alla completa analisi dei sensi umani e dei limiti spazio-temporali posti alla vita umana. Una tale divisione sarebbe davvero “diabolica”, oltre che sciocca ed arbitrariamente velleitaria.
Saturno perciò, come fa il Diavolo, può dividere, distogliere, impedire e togliere, ma il senso reale della sua simbolica azione dipende in ultima analisi dalla natura di ciò che viene diviso, di ciò che viene impedito, di ciò che viene tolto. Gli attaccamenti egoistici ed eroici sono i veri impedimenti diabolici, e la figura di questo Tarocco può illuminarci con la fiaccola che tiene nella mano sinistra, ovvero può incatenarci come i due servi che gli stanno affiancati: può aiutarci a perderci oppure a salvarci, e la responsabilità finale sarà soltanto nostra.
L’invito tarologico è ancora una volta quello di non emettere giudizi superficiali, né dettati da pregiudizi, spesso inconsapevoli, dovuti alla paradigmatica morale al momento dominante, superando così proprio alcuni di quei limiti che Saturno pone sul cammino umano.
Si rifletta sull’opportunità di superare Saturno grazie a Saturno che l’antichissima saggezza dei Tarocchi ci fornisce con alcuni dei simboli approfonditi in questa corrispondenza di Arcani e di archetipi zodiacali, proseguendo prudentemente sul cammino della conoscenza, affrontando e non rifuggendo dai necessari ostacoli, superarli crescendo così nella consapevolezza, avvicinandosi alla piena coscienza di Sé.
Il crivello saturniano ci aiuti a riconoscere ciò che possiamo saggiamente cambiare nella nostra esistenza da ciò che possiamo soltanto saggiamente accettare.
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